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| IL
PALAZZO MALATESTIANO |
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Si
affaccia sulla omonima Corte cui si accede dalla centrale piazza
XX Settembre tramite il maestoso arco Borgia – Cybo, innalzato
alla fine del secolo XV. In realtà di epoca malatestiana è
solo la parte sinistra dell’edificio, guardando dalla Corte.
Questo ha in basso un loggiato con agili colonne in pietra e i
capitelli decorati con la caratteristica rosa malatestiana a
quattro petali, mentre in alto si aprono quattro bifore ad
archetti trilobi, inserite in ampie arcate a sesto acuto.
Questa parte del fabbricato fu innalzata, per volere di Pandolfo
III Malatesta, tra il 1414 e il 1421 da uno sconosciuto
architetto, secondo canoni aderenti al gusto tardogotico di
matrice lombarda. La parte destra, ove sale la rampa di accesso
alla loggia superiore che porta incisa la data del 1544 e il
nome di Papa Paolo III, è il rifacimento di una loggia più
antica di epoca malatestiana andata distrutta in un incendio. |
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| Veduta
dell'ingresso al Palazzo Malatestiano |
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Il
lato sinistro del Palazzo e quello retrostante che si affaccia
sui giardini Leopardi furono restaurati nel 1898 dall’
ingegnere Giuseppe Balducci che vi aggiunse arbitrariamente la
merlatura terminale. |
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| PINACOTECA
CIVICA |
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Fu
istituita insieme al Museo Archeologico nel 1898 e rappresenta
una delle più pregevoli raccolte di dipinti esistenti nelle
Marche. Espone opere di scuola locale ma anche di scuola veneta,
bolognese, romana e testimonia l’excursus della pittura a Fano
e nelle Marche dal XIV secolo ai giorni nostri, evidenziando i
contatti che tale terra ebbe con le più diverse correnti
artistiche.
Il
nucleo originario della Pinacoteca è costituito dai quadri
provenienti dagli edifici delle Congregazioni religiose a
seguito delle
soppressioni
dello Stato Unitario nel 1861 e nel 1867, cui si sono
aggiunti
nel tempo lasciti e donazioni quali la raccolta donata dal
collezionista
Antonelli e il lascito Vici Martelli. L’ordinamento
delle opere risponde prevalentemente al criterio cronologico. Il
percorso di visita inizia dalla Sala del caminetto al primo
piano e termina con la sala del XIX e XX secolo.
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Scuola
locale, Santa Barbara,
affresco staccato, (sec. XV) |
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| Sala del caminetto |
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E’
situata al piano nobile. Qui si possono ammirare i dipinti più
antichi (secc. XIV - XV ), a tempera e ad olio, raffiguranti per
lo più pale d’altare come: il Trittico di recente attribuito
(1998) al Maestro del Polittico di Torre di Palme, il Polittico
di Michele Giambono e la pala dipinta da Giovanni Santi per la
Chiesa di S. Croce a Fano. Dal 1999 sono esposti in questa sala
due frammenti di affreschi provenienti dalla chiesa di S. Pier
Celestino a Saltara in precedenza nei depositi, e una grande
croce lignea restaurata attribuita alla Bottega dei Morganti. |
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Michele
Giambono e Maestro di Roncaiette,
Madonna con Bambino e Santi,
polittico, tempera su tavola,
(prima metà del XV sec.) |
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| Sala
grande |
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E’
disposta sul medesimo piano, adiacente alla precedente. Un tempo
era destinata alle riunioni del Consiglio comunale e ai
ricevimenti offerti dal Magistrato cittadino. Vi sono esposti
quadri che appartengono al XVI e XVII secolo. L’allestimento
della sala ha ricevuto di recente (1999) un nuovo styling. Si è
voluto ricreare, con pannelli disposti sui lati lunghi, una
serie di spazi, quasi delle cappelle, che rimandano alla
provenienza originaria delle tele. Anche in questa sala,
infatti, sono state raccolte prevalentemente pale dall’altare,
esposte un tempo in chiese soppresse o non più aperte al culto.
Ricordiamo l’imponente tavola di Bartolomeo e Pompeo Morganti
con San Michele Arcangelo che abbatte Lucifero e Cristo che
resuscita Lazzaro (1534), proveniente dalla chiesa di San
Michele.
In questa sala sono conservate le pregevoli tele di Simone
Cantarini e di Giovanni Francesco Guerrieri e l’ammiratissimo
Angelo custode del Guercino (1641).
Citiamo inoltre la grande pala raffigurante San Nicola di Bari
in gloria di Mattia Preti e il David attribuito al Domenichino,
nonché i bellissimi dipinti provenienti dalla chiesa di San
Pietro in valle, attualmente chiusa per restauri.
Si prosegue nella visita entrando in fondo in due salette,
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Domenico
Zampieri, detto il Domenichino,
David con la testa di Golia,
olio su tela, (inizi XVII sec.) |
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una
delle quali è denominata Saletta del lavabo per la presenza di
un lavabo rinascimentale proveniente dall’abbazia di San
Paterniano. Qui sono conservate tele di dimensioni minori, ma
non per questo di minor pregio, di artisti come Claudio Ridolfi,
Andrea Commodi, ecc. |
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Mattia
Preti, San Nicola di Bari
portato in gloria dagli angeli,
olio su tela, (1654-1655). |
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| Giovanni
Santi, Madonna con Bambino in trono fra i Santi Elena,
Zaccaria, Sebastiano e Rocco, tempera su tavola, (seconda
metà del XV sec). |
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| Sala
Morganti |
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La
sala prende questo nome dall’imponente pala di S. Michele dei
Morganti, ora collocata nella Sala grande. Qui sono esposti in
prevalenza i dipinti del Settecento. Sono presenti opere
di pittori locali come il vadese Francesco Mancini, Sebastiano
Ceccarini e il figlio Giuseppe, Carlo Magini, Paterniano
Fanelli, cui si aggiungono tele di artisti di diversa
provenienza come Corrado Giaquinto e il napoletano Alessio de
Marchis. Accanto alle pale d’altare, troviamo ritratti, scene
di paesaggio, e altri soggetti di carattere profano. |
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Sebastiano
Ceccarini,
Ritratto della Contessa Maddalena Ferretti Gabuccini,
olio su tela, (1765) |
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| Sala
del XIX e XX secolo |
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La
visita si conclude, salendo le scale in fondo alla Sala Morganti,
in un ambiente che contiene le opere del XIX e del XX secolo .
Qui sono esposti ritratti, paesaggi e quadretti di genere di
autori quali il riminese Clemente Alberi, Giovanni Pierpaoli, il
più autorevole pittore fanese della seconda metà del XIX
secolo e l’anconetano Francesco Podesti. Sono inoltre esposte
opere di autori contemporanei come Baj e Calo’ e di artisti
locali quali Antonioni, Spinaci, ecc. |
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